AI Act e Digital Omnibus: Cosa Cambia per le Aziende

    AI Act e Digital Omnibus: cosa è già in vigore, quali obblighi per l'alto rischio slittano, trasparenza, sanzioni e 5 passi concreti per le PMI.

    Pubblicato il Aggiornato a 7 min di lettura

    L'AI Act, il Regolamento (UE) 2024/1689, è la prima disciplina organica europea sull'intelligenza artificiale. Le sue regole entrano in applicazione per tappe, e nel 2026 il calendario è stato modificato dal Digital Omnibus sull'AI. Per un'azienda che usa o sta valutando strumenti di AI, la domanda pratica è semplice: cosa vale già oggi, cosa è stato rinviato e cosa conviene fare subito?

    In questo articolo riassumiamo le date principali, chiariamo cosa non cambia e proponiamo cinque passi concreti per le PMI.

    Normativa in evoluzione: verifica le fonti ufficiali.

    Cosa è già in vigore

    Il Digital Omnibus sull'AI, Regolamento (UE) 2026/1744, è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il 24 luglio 2026 ed è in vigore dal 27 luglio 2026. Interviene sull'AI Act modificandone soprattutto le tempistiche e introducendo alcune semplificazioni.

    Alcune parti dell'AI Act sono comunque già applicabili:

    • Pratiche vietate: i divieti si applicano dal 2 febbraio 2025.
    • Trasparenza: dal 2 agosto 2026 sono applicabili gli obblighi di trasparenza, tra cui informare le persone che interagiscono con un sistema di AI.
    • Autorità: dal 2 agosto 2026 sono applicabili anche i poteri delle autorità.

    In sintesi, il calendario aggiornato si presenta così:

    DataCosa succede
    2 febbraio 2025Si applicano i divieti sulle pratiche di AI vietate
    27 luglio 2026Entra in vigore il Digital Omnibus sull'AI, Regolamento (UE) 2026/1744
    2 agosto 2026Si applicano gli obblighi di trasparenza e i poteri delle autorità
    2 dicembre 2027Obblighi per i sistemi ad alto rischio dell'Allegato III (prima previsti dal 2 agosto 2026)
    2 agosto 2028Obblighi per i sistemi ad alto rischio dell'Allegato I

    Cosa è stato rinviato

    La novità più rilevante del Digital Omnibus riguarda i sistemi ad alto rischio, quelli per cui l'AI Act prevede gli obblighi più impegnativi:

    • gli obblighi per i sistemi ad alto rischio dell'Allegato III slittano dal 2 agosto 2026 al 2 dicembre 2027;
    • quelli per i sistemi dell'Allegato I slittano al 2 agosto 2028.

    Il Digital Omnibus ha inoltre reso più flessibile l'approccio all'alfabetizzazione sull'AI, cioè alle competenze che le organizzazioni devono promuovere tra chi usa questi sistemi, e prevede semplificazioni per le PMI.

    Il rinvio non va però letto come un "liberi tutti". Il tempo in più serve a prepararsi: chi sviluppa o utilizza sistemi che potrebbero rientrare nell'alto rischio ha l'occasione di organizzarsi con calma, invece di rincorrere la scadenza. Per capire se un sistema rientra in queste categorie è necessario fare riferimento al testo del regolamento e ai suoi allegati.

    Cosa non cambia: la trasparenza

    Gli obblighi di trasparenza sono applicabili dal 2 agosto 2026. Tra questi c'è l'obbligo di informare le persone che interagiscono con un sistema di AI. È un aspetto che riguarda molte aziende, anche quelle che non sviluppano AI ma la usano, ad esempio in un assistente che risponde a clienti o dipendenti.

    In pratica, se nella tua organizzazione le persone dialogano con un sistema di AI, conviene verificare fin da ora come vengono informate e documentare le scelte fatte. È un passo semplice che riduce il rischio di incomprensioni con utenti e lavoratori.

    Un buon esercizio è chiedersi, per ogni strumento in uso, se le persone sanno di avere a che fare con un sistema di AI. Se la risposta non è certa, conviene intervenire con un messaggio chiaro nell'interfaccia o nella documentazione fornita agli utenti.

    Le sanzioni

    L'AI Act prevede sanzioni significative:

    • fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato per le pratiche vietate;
    • fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato per la violazione di altri obblighi.

    Per l'importo applicabile nel caso concreto e per le regole specifiche previste per le PMI fai sempre riferimento al testo ufficiale del regolamento.

    Cosa fare adesso: 5 passi per le PMI

    1. Fare l'inventario degli strumenti AI

    Elenca tutti gli strumenti di AI usati in azienda, compresi quelli adottati in autonomia dai singoli reparti: assistenti di scrittura, chatbot, funzioni AI integrate in software già in uso. Per ciascuno annota chi lo usa, per cosa e con quali dati.

    2. Classificare il rischio

    Per ogni strumento valuta in quale categoria di rischio dell'AI Act potrebbe rientrare. La maggior parte degli usi quotidiani non sarà ad alto rischio, ma è importante saperlo con certezza, soprattutto se l'AI viene usata in ambiti delicati come la gestione del personale.

    3. Definire una policy d'uso

    Stabilisci regole chiare: quali strumenti sono autorizzati, quali dati si possono inserire, chi può usarli e come vanno verificati i risultati. Una policy scritta è anche un buon punto di partenza per l'alfabetizzazione sull'AI. Per un modello di indice leggi la nostra guida su AI in azienda, privacy e GDPR.

    4. Informare utenti e lavoratori

    Verifica come vengono informate le persone che interagiscono con un sistema di AI. In Italia, nell'ambito del lavoro, la Legge 132/2025 sull'AI prevede che il datore di lavoro informi il lavoratore dell'uso di sistemi di AI.

    5. Scegliere fornitori con garanzie contrattuali

    Molti obblighi dipendono da come il fornitore tratta i dati. Prima di adottare uno strumento verifica dove sono conservati i dati, se vengono usati per addestrare modelli e quali garanzie sono messe per iscritto nel contratto.

    Questi cinque passi non richiedono grandi investimenti e possono essere svolti gradualmente. Il vantaggio è doppio: l'azienda si prepara alle scadenze dell'AI Act e, nello stesso tempo, ottiene una visione chiara di come l'intelligenza artificiale viene usata al proprio interno, riducendo rischi e usi non autorizzati. Conviene affidare il coordinamento a una persona o a un piccolo gruppo di lavoro, che tenga aggiornato l'inventario e segua l'evoluzione della normativa.

    Come ThorIA aiuta

    ThorIA, l'AI aziendale di Thorsoft, è stata progettata tenendo conto di questi punti:

    • dati in Italia, su server certificati;
    • nessun training sui dati del cliente: i dati non vengono mai usati per addestrare modelli;
    • personalizzazione sui processi aziendali, curata dal team Thorsoft;
    • DPIA disponibile su richiesta;
    • certificazioni ISO 27001, ISO 27017 e ISO 27018.

    Thorsoft dichiara ThorIA nella categoria a rischio limitato dell'AI Act. Resta compito di ogni organizzazione valutare l'uso che ne fa all'interno dei propri processi.

    Domande frequenti

    Cos'è il Digital Omnibus sull'AI?

    È il Regolamento (UE) 2026/1744, pubblicato nella Gazzetta ufficiale UE il 24 luglio 2026 e in vigore dal 27 luglio 2026, che modifica tra l'altro le scadenze dell'AI Act.

    Quali obblighi sono stati rinviati?

    Gli obblighi per i sistemi ad alto rischio dell'Allegato III slittano dal 2 agosto 2026 al 2 dicembre 2027; quelli dell'Allegato I al 2 agosto 2028.

    Cosa si applica già oggi?

    Le pratiche vietate dal 2 febbraio 2025; dal 2 agosto 2026 gli obblighi di trasparenza, tra cui informare le persone che interagiscono con un sistema di AI, e i poteri delle autorità.

    Quali sono le sanzioni previste dall'AI Act?

    Fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato per le pratiche vietate e fino a 15 milioni o al 3% per altri obblighi.

    Cosa cambia per le PMI?

    Il Digital Omnibus prevede semplificazioni per le PMI e ha reso più flessibile l'approccio all'alfabetizzazione sull'AI. Per i dettagli verifica le fonti ufficiali.

    Da dove comincia una PMI?

    Dall'inventario degli strumenti di AI in uso, seguito da classificazione del rischio, policy d'uso, informazione a utenti e lavoratori e scelta di fornitori con garanzie contrattuali.

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    Normativa in evoluzione: verifica le fonti ufficiali. Informazioni di carattere generale, non costituiscono consulenza legale: verifica sempre la normativa aggiornata.

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